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| Ieri sera a Cremona ondata di arresti in un circolo privato con videopoker abusivi. |
Nove computer sono
stati sequestrati ieri sera dalla Guardia di Finanza di Cremona in un circolo
privato di Casalmaggiore. Erano collegati a siti esteri specializzati in gioco
d’azzardo, non autorizzati ad esercitare in Italia.
Al momento del blitz i
proprietari hanno cercato di disattivare sia i computer utilizzati per le
scommesse che quello usato come server ma non è servito a nulla. Il circolo era
infatti tenuto sotto controllo già da tempo e le sue attività erano note alle
forze dell’ordine. Sembrerebbe infatti che venissero organizzati dei veri e
propri tornei al termine dei quali i giocatori vincenti dovevano suddividere il
50% del guadagno con i gestori del locale, mentre le perdite erano totalmente a
loro carico.
Il presidente ed i
gestori del centro sono stati arrestati a piede libero per violazione delle
norme che regolano il gioco d’azzardo.
Solo pochi giorni
prima, proprio a Cremona, era stato organizzato un incontro tra la cittadinanza
e alcuni esponenti delle ASL e dei sindacati per discutere insieme dell’impatto
sociale del gioco, soprattutto in un periodo di crisi come questo, che rende la
questione ancora più allarmante.
In tutto il Paese i
giocatori dipendenti sono oltre 200mila, quelli a rischio 2 milioni. Le
ludopatie sono ormai delle patologie ampiamente riconosciute e inserite tra i
LEA (Livelli Essenziali di Assistenza).
Eppure lo Stato
continua a chiudere gli occhi.
Anche con il gioco
d’azzardo in nero. Basti pensare che per esercitare è sufficiente ottenere una licenza privata, per questo proibita, in
un’altra città dell’Unione Europea (le più quotate sono Malta, Liverpool e
Vienna) e vendere le puntate in Italia attraverso dei centri di trasmissione.
Il
guadagno di questo giro ruota attorno ai 500 milioni di euro l’anno.
La
normativa poco chiara in materia sicuramente non aiuta. Così come le tre
sentenze della Corte Europea secondo cui le società estere vengono discriminate
nei bandi di gara pubblici italiani. In questo modo proprio queste società si
sentono autorizzate a continuare con i loro traffici.
Tutto ciò nonostante
l’appello lanciato al nostro Governo da Maurizio Ughi, l’amministratore dei
servizi Snai, secondo il quale “esiste
una rete in forte espansione da circa un decennio che vende giochi e scommesse
senza autorizzazione dello Stato italiano”.
Questa
campagna, “Mettiamoci in gioco”, ha visto l'adesione di diverse associazioni e
quotidiani, che vi hanno dedicato un’intera pagina pubblicitaria in più di
un’occasione. Si spera in questo modo di riuscire a far sapere a quante più
persone possibili quale devastante impatto questa dipendenza ha sulle vite di
chi gioca e delle loro famiglie. E soprattutto si spera che lo Stato si decida
finalmente ad aprire tutti e due gli occhi, che dia risposte precise e
concrete. Che vengano fatte leggi chiare e non eludibili. E che vengano aiutati
tutti quelli che non sanno come uscirne da soli.
Esemplare
in questo senso è il caso di Nereto, piccola cittadina in provincia di Teramo.
La Giunta comunale ha emanato un regolamento rigidissimo a tutela dei cittadini
e contro il gioco d’azzardo, per sconfiggere le ludopatie. Non sarà infatti
possibile aprire sale giochi e centri scommesse nel raggio di 750 metri da
scuole, centri parrocchiali, impianti sportivi e sanitari, luoghi di culto e
strutture residenziali. Non sarà concessa l’autorizzazione per i gestori di
locali che non raggiungono 150 metri di estensione. Non potranno nascere nuovi
centri scommesse entro 500 metri da quelli già esistenti, che non saranno
toccati da questa nuova normativa fin tanto che non vengano affittati, venduti
o ristrutturati.
Non
dimentichiamo che dal gioco d’azzardo anche le mafie hanno un guadagno annuo di
circa 10 miliardi, grazie a slot-machine e videopoker collocati nei centri di
tutta Italia. Un bilancio sempre attivo che non conosce crisi.
Mentre
l’indifferenza, la nostra e quella di uno Stato assente, lei si, la crisi la
conosce. E’ quella che getta su coloro che non resistono alla tentazione della
Dea fortuna. Di quei disperati che hanno perso o stanno perdendo tutto e cadono
nella trappola. Delle loro famiglie che li vedono spegnersi, lentamente ma
inesorabilmente, attratti dalle lucine di quelle dannate macchinette che tolgono
loro dignità e, troppo spesso, un
futuro.