sabato 25 ottobre 2014

GdF, continua la guerra al gioco d'azzardo

Ieri sera a Cremona ondata di arresti in un circolo privato con videopoker abusivi. 


Nove computer sono stati sequestrati ieri sera dalla Guardia di Finanza di Cremona in un circolo privato di Casalmaggiore. Erano collegati a siti esteri specializzati in gioco d’azzardo, non autorizzati ad esercitare in Italia.
Al momento del blitz i proprietari hanno cercato di disattivare sia i computer utilizzati per le scommesse che quello usato come server ma non è servito a nulla. Il circolo era infatti tenuto sotto controllo già da tempo e le sue attività erano note alle forze dell’ordine. Sembrerebbe infatti che venissero organizzati dei veri e propri tornei al termine dei quali i giocatori vincenti dovevano suddividere il 50% del guadagno con i gestori del locale, mentre le perdite erano totalmente a loro carico.
Il presidente ed i gestori del centro sono stati arrestati a piede libero per violazione delle norme che regolano il gioco d’azzardo.
Solo pochi giorni prima, proprio a Cremona, era stato organizzato un incontro tra la cittadinanza e alcuni esponenti delle ASL e dei sindacati per discutere insieme dell’impatto sociale del gioco, soprattutto in un periodo di crisi come questo, che rende la questione ancora più allarmante.
In tutto il Paese i giocatori dipendenti sono oltre 200mila, quelli a rischio 2 milioni. Le ludopatie sono ormai delle patologie ampiamente riconosciute e inserite tra i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza).
Eppure lo Stato continua a chiudere gli occhi.
Anche con il gioco d’azzardo in nero. Basti pensare che per esercitare è sufficiente ottenere una licenza privata, per questo proibita, in un’altra città dell’Unione Europea (le più quotate sono Malta, Liverpool e Vienna) e vendere le puntate in Italia attraverso dei centri di trasmissione.
Il guadagno di questo giro ruota attorno ai 500 milioni di euro l’anno.
La normativa poco chiara in materia sicuramente non aiuta. Così come le tre sentenze della Corte Europea secondo cui le società estere vengono discriminate nei bandi di gara pubblici italiani. In questo modo proprio queste società si sentono autorizzate a continuare con i loro traffici.

Tutto ciò nonostante l’appello lanciato al nostro Governo da Maurizio Ughi, l’amministratore dei servizi Snai, secondo il quale esiste una rete in forte espansione da circa un decennio che vende giochi e scommesse senza autorizzazione dello Stato italiano”.
Questa campagna, “Mettiamoci in gioco”, ha visto l'adesione di diverse associazioni e quotidiani, che vi hanno dedicato un’intera pagina pubblicitaria in più di un’occasione. Si spera in questo modo di riuscire a far sapere a quante più persone possibili quale devastante impatto questa dipendenza ha sulle vite di chi gioca e delle loro famiglie. E soprattutto si spera che lo Stato si decida finalmente ad aprire tutti e due gli occhi, che dia risposte precise e concrete. Che vengano fatte leggi chiare e non eludibili. E che vengano aiutati tutti quelli che non sanno come uscirne da soli.

Esemplare in questo senso è il caso di Nereto, piccola cittadina in provincia di Teramo. La Giunta comunale ha emanato un regolamento rigidissimo a tutela dei cittadini e contro il gioco d’azzardo, per sconfiggere le ludopatie. Non sarà infatti possibile aprire sale giochi e centri scommesse nel raggio di 750 metri da scuole, centri parrocchiali, impianti sportivi e sanitari, luoghi di culto e strutture residenziali. Non sarà concessa l’autorizzazione per i gestori di locali che non raggiungono 150 metri di estensione. Non potranno nascere nuovi centri scommesse entro 500 metri da quelli già esistenti, che non saranno toccati da questa nuova normativa fin tanto che non vengano affittati, venduti o ristrutturati.
Non dimentichiamo che dal gioco d’azzardo anche le mafie hanno un guadagno annuo di circa 10 miliardi, grazie a slot-machine e videopoker collocati nei centri di tutta Italia. Un bilancio sempre attivo che non conosce crisi.

Mentre l’indifferenza, la nostra e quella di uno Stato assente, lei si, la crisi la conosce. E’ quella che getta su coloro che non resistono alla tentazione della Dea fortuna. Di quei disperati che hanno perso o stanno perdendo tutto e cadono nella trappola. Delle loro famiglie che li vedono spegnersi, lentamente ma inesorabilmente, attratti dalle lucine di quelle dannate macchinette che tolgono loro  dignità e, troppo spesso, un futuro.

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